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martedì 11 ottobre 2011

ISTAT: Censimento, 'prove tecniche' di trasmissione

Open source al servizio del censimento online promosso dall' Istituto di Statistica Nazionale, ISTAT. L'ente pubblico manca l'appuntamento con la Storia due volte: il primo giorno di censimento il server ISTAT non regge l'urto e va in tilt; la ricevuta di ritorno servita al cittadino, elaborata con il software open source iText, contiene grossolani errori di forma. Eppure sembra finalmente a portata quel futuro auspicato di uno Stato Telematico capace di snellire la burocrazia.

Quando un ente pubblico come l'ISTAT inaugura la possibilità di compilare i moduli del censimento online direttamente da Internet, ci si aspetta una prestazione d'eccellenza perché l'Istituto di Statistica Nazionale è l'ente che per definizione DEVE conoscere l'Italia di oggi. Tutti noi addetti ai lavori facciamo periodicamente riferimento al lavoro dell'ente di ricerca. Oggetto delle ricerche ISTAT sono i consumi, il lavoro, la salute, la sicurezza, la famiglia, l'uso del tempo libero, come il mercato dei prezzi interni, le imprese, il commercio e altre voci utili per capire come si trasforma l'Italia sociale, economica e finanziaria.

In questo senso l'Istituto di Ricerca rappresenta un importante test su strada dell'attuale livello di conversione tecnologica degli enti pubblici e della pubblica amministrazione in generale. In un test sono prevedibili 'errori di rotta' e proprio per questo non ci sarebbe nulla da commentare riguardo le prove sul campo del Censimento online. La differenza la fanno la forma in cui si sono manifestati gli errori e il modo in cui sono stati "giustificati".

RICEVUTA DEL CENSIMENTO

Gli errori presenti nella ricevuta del censimento ISTAT sono stati posti all'attenzione della rete da Fabrizio Pivari, ai quali ha dedicato successivamente spazio in un post riassuntivo dal titolo La ricevuta del censimento ISTAT online ha grossolani errori e usa iText. L'internet marketer nota come dopo aver finito di compilare il censimento ISTAT online e aver salvato il questionario in PDF "per verificare di aver compilato correttamente i campi [..] ho salvato la ricevuta in pdf ed ho notato che entrambi i pdf sono generati con il software open source iText" con grossolani errori di formattazione.


Errori che fanno sorridere in una ricevuta, forse un po' meno se riscontrati nel PDF del questionario, dove per fortuna non sono stati evidenziati. Si tratta sempre e solo di errori di forma dopo tutto. Fa piacere notare che un ente pubblico ottimizzi i costi di gestione usando applicazioni open source, che fino a solo 4/5 anni erano oggetto d'importanti battaglie condotte per fare recepire alle P.A. l'importanza dell'open source nella gestione di applicazioni on-line, valida alternativa a costosi software proprietari.
Fa un po' meno piacere notare l'indifferenza con cui sono "accettati" questi errori di forma, considerati ininfluenti nella resa del servizio offerto ma che, come tutte le piccolezze, influenzano la percezione di un brand awareness soprattutto quando si parla di enti e pubblica amministrazione.

SERVER A SINGHIOZZO E TEMPORANEO COLLASSO DEL SERVIZIO

Gli errori di forma sono piccolezze a confronto di un server che non è riuscito a sostenere il sovraccarico di utenze. Il 9 Ottobre 2011 alle 10:30 il sottodominio censimentopopolazione.istat.it inizia ad andare a singhiozzo, come fa notare Fabrizio Pivari. La situazione non è destinata a migliorare. Il server ISTAT non riesce a sostenere l'assalto del mezzo milione di contatti che hanno scelto l'opzione internet per la compilazione dei moduli del censimento, preferendola ai questionari cartacei inviati come sempre al domicilio di ogni nucleo familiare presente nel database nazionale di riferimento. I tecnici informatici serviti da Telecom Italia non riescono a dimensionare l'utilizzo di banda e il singhiozzo si trasforma in un crash temporaneo de l sistema. Il comunicato dell'Istituto chiarisce il problema e suggerisce la soluzione, ricordando qualcosa che forse il cittadino - attirato dalla novità dell'opzione online - aveva dimenticato: "Sorprendente la partecipazione da parte dei cittadini  alla compilazione online del questionario [..] Il grande afflusso di utenti ha creato di conseguenza rallentamenti e difficoltà di accesso. Telecom - per conto di Istat - sta lavorando per aumentare la potenza del sistema installato. Si ricorda, comunque che per compilare e restituire il questionario [..] c’è tempo fino alla fine dell’anno in corso".

ISTAT NON AVEVA PREVISTO UNA DIFFUSIONE COSI' CAPILLARE DI INTERNET ?

Il 4 Ottobre 2011, L'Istituto di Ricerca aveva fatto il punto della situazione sulla principale innovazione del Censimento 2011. Si legge nel comunicato: "Mancano cinque giorni al 9 ottobre, la data di riferimento del Censimento della popolazione e delle abitazioni 2011, a partire dalla quale si potrà compilare il questionario scegliendo fra tre modalità di riconsegna. Sarà possibile, infatti, compilare i questionari via Internet, collegandosi al sito http://censimentopopolazione.istat.it e utilizzando la password stampata sulla prima pagina del questionario recapitato a casa. Per chi invece non ha accesso al web, dal 10 ottobre fino al 20 novembre sarà possibile restituire i questionari compilati presso gli uffici postali e i centri comunali di raccolta, senza alcun costo. Queste modalità di consegna costituiscono una delle principali innovazioni della 15° edizione del Censimento, dal momento che, fino alla tornata del 2001, i questionari venivano consegnati e recuperati dai rilevatori comunali direttamente casa per casa".

E' evidente che in ISTAT avevano chiara l'importanza storica dell'alternativa online. Si dovrebbe dare anche per scontato che in ISTAT conoscano la portata di Internet in Italia, la sua diffusione capillare e l'importanza rilevante che oggi la rete ha nel quotidiano di milioni di Italiani. Allora cosa non ha funzionato ? Dall'Istituto fanno sapere che l'errore è stato quello di non aver previsto un picco così alto di richieste nel primo giorno d'inaugurazione. In realtà forse le cose stanno più come spiegato da un Compilatore ISTAT intervistato da Gianluca Nicoletti nel n. 279 de La Stampa (pagina 12), quando ammette che "d'altronde solo oggi noi potevamo verificare come fosse la piattaforma online".

La mancanza di ISTAT, se di mancanza si può parlare, riunisce la formattazione del testo e l'instabilità del server in un'unica voce che suggerisce una probabile sottovalutazione dello strumento internet, non nel suo ruolo di futuro catalizzatore delle attività di enti e P.A., quanto nella messa in opera di un progetto che deve considerare brand awareness e beta testing come voci fondamentali da soddisfare prima del lancio. ISTAT, per ciò che rappresenta, ha mancato due appuntamenti importanti con la Storia ma è anche uno di quei casi in cui l'esperienza maturata sul campo, può (DEVE) completare la teoria statistica e mettere a frutto le proiezioni d'analisi di cui l'Istituto non teme rivali. Se questo era un "test su strada" allora il prossimo futuro, finalmente orientato verso uno Stato Telematico, ora è davvero a portata di mouse!

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