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domenica 10 maggio 2009

Bitritto (Bari) - Premiata Forneria Marconi un viaggio emozionale attraverso la più bella musica rock italiana


Ieri sera si è ascoltata grande musica al Palatour di Bitritto (Bari), con i virtuosismi dei musicisti della Premiata Forneria Marconi. Quaranta anni di sodalizio musicale il prossimo anno, indubbiamente portati bene, poiché i loro brani non invecchiano col passare degli anni, ma sembrano rinvigorire, stravolti da nuovi arrangiamenti che li rendono ogni volta unici ed originali.

Sul palco prende posto uno dei più longevi e attivi gruppi musicale italiani, la PFM, sbandierando bandiere del Bari e gridando finalmente il Bari è in serie “A”.

“Siamo felici di essere tornati e il nostro benvenuto al Bari lo gridiamo così, perché da quando siamo diventati cittadini di Bari, nello scorso gennaio, siamo legati a tutte le vicende di questa città” – esordisce Franz Di Cioccio – “e non potevamo che gioire e festeggiare con voi”.


Lo spettacolo si è distinto in due parti, la prima dedicato al cantautore genovese Fabrizio De Andrè e al tour che intrapresero insieme nel 1979; mentre la seconda a brani che hanno reso famoso il gruppo musicale nel mondo.

Un tuffo nel passato, un viaggio emozionale attraverso la più bella musica rock italiana e le parole di un “poeta-cantante”, una commistione che sembra stare agli antipodi, ma che solo grandi artisti hanno saputo far esaltare e magnificare. Un interscambio dove la PFM iniziò a curare e a dedicare una maggiore attenzione ai testi e a De Andrè a rivedere la sua posizione di musicista e a dare importanza non soltanto ai testi ma anche alla potenzialità della musica.

Non poteva iniziare il concerto che con “Bocca di rosa” per proseguire con “La guerra di Piero”, “Un giudice”.
Cambia l’atmosfera per cantare “Giugno 73”, una fotografia privata del Faber ed anche uno dei migliori arrangiamenti della PFM, eseguita dal bassista Patrick Divas.

Non potevano mancare “ Maria nella bottega del falegname”, “il testamento di Tito”, “Zirichitaggia”, “Volta la carta”, “la canzone di Marinella” , dove a turno le voci di Franz Di Cioccio e Franco Mussida hanno interpretato con intensità le parole del poeta genovese.
Nella seconda parte dello spettacolo la PFM non si è per niente risparmiata suonando i loro brani, un rock-progressive che li accomuna ai grandi gruppi come i Jethro Tull , Genesis, con i loro virtuosismi musicali.

Ascoltando l’assolo proposto da Franco Mussida, ti domandi “possibile che solo sei corde possono fare tutto questo?”.
Un gruppo attuale come sono attuali i testi, da quello ecologista di “Out of the Roundabout”, o stilnovistico di “Dolcissima Maria” per passare a “La luna nuova” e a “La carrozza di Hans”.
Ma il concerto non poteva terminare con i tre brani che più volte il pubblico ha richiesto di ascoltare.

E così in un escalation musicale si è cantato e ballato con “Il pescatore”, “Impressioni di Settembre” fino al gran finale con la celeberrima “Celebration”.

Il tempo passa, alla formazione attuale Franz, Franco e Patrick i capelli lunghi ci sono ancora, anche se nel frattempo hanno cambiato colore ma a rendere più verde la loro formazione ha contribuito l’entrata di giovani collaboratori come il tastierista Gianluca Tagliavini, Lucio “Violino” Fabbri (violino, tastiere e chitarre) e il pugliese Pietro Monterisi, secondo batterista.
Tre ore di spettacolo elettrizzante dove nella prima parte si poteva dire “Fabrizio è qui” e nella seconda “la musica è qui”.

Ad aprire e a riscaldare la serata, un gruppo di Otranto,gli Abash, che hanno proposto brani etno-popolare salentini, tratti dal loro ultimo lavoro discografico ‘Madri senza terra’ con melodie suadenti orientaleggianti, non trascurando un’anima rock, un rock–progressive , per raggiungere una finalità estetica, dove la voce della solita, Anna Rita Luceri, si è imposta sia in forma recitativa che interpretativa.
Gli altri elementi della band sono : Maurilio Gigante (basso e voce), che ha curato i testi e le musiche, Daniele Stefano, (chitarre), Paolo Colazzo (batteria), Luciano Toma (piano e tastiere) e Luciano Treggiari (percussioni, flauto e theremin, il più antico strumento elettronico musicale).

Nella photogallery di Egidio Magnani i momenti più significativi del concerto.

Anna deMarzo

domenica 18 gennaio 2009

Bitritto (Bari) - Ricordi, emozioni del grande De Andrè nel concertone della Premiata Forneria Marconi


Come i Beatles hanno scritto nelle loro canzoni “il rock non morirà mai”. La testimonianza tangibile di questa affermazione l’abbiamo avuta nella tappa al Palatour di Bitritto del tour di omaggio a Fabrizio De Andrè della Premiata Forneria Marconi, nel decennale della morte del grande cantautore genovese, che ha proposto i brani contenuti nel cd + dvd Pfm canta De Andrè, pubblicato l’anno scorso, che riprende la serie di concerti che la formazione tenne nel lontano 1979 con De Andrè.

All’epoca l’idea di arrangiare canzoni musicalmente minimaliste “tipiche di un cantautore” in chiave rock colpì la critica ed il pubblico, ma ebbe grande successo. Dai concerti fu tratto un fortunato album accompagnato dal successo di una scatenata versione de Il pescatore. Alcuni dei cosiddetti puristi sobbalzarono all’uscita dell’album con la Pfm. L’accusa a De Andrè fu quella di aver ceduto a compromessi commerciali, altri apprezzarono invece la svolta musicale del cantautore perché questa sterzata aveva permesso una valorizzazione delle sue canzoni anche dal punto di vista musicale.

Questa eterna diatriba continua ancora oggi, mantenendo vivo l’interesse nei confronti di queste icone della musica italiana nel mondo. A darne conferma, la presenza del numeroso pubblico al Concerto di Bitritto, eterogeneo e variegato, composto da tre generazioni. Un numero considerevole di giovani e teen ager, ci ha lasciati piacevolmente sorpresi, soprattutto nel dover constatare che quei valori rivoluzionari che il rock ha introdotto non solo nella musica, ma soprattutto nel tentativo di modificare un’epoca e una generazione, i mitici anni settanta, non sono del tutto decaduti.
Quei capelloni dalle lunghe basette, in un’epoca di qualunquismo imperante ci fanno ancora sognare.

Il concerto è stato suddiviso in due parti: nella prima l’omaggio a De Andrè, con le canzoni eseguite seguendo gli arrangiamenti originali. L’incipit, “Bocca di rosa” scelta non casuale, ha reso complice il pubblico dell’intero concerto, a seguire “Mille papaveri rossi”, “Un giudice”, “Andrea s’è perso”, Via del Campo”, Giugno 73, “Maria nella bottega del falegname”, Il testamento di Tito, “Il pescatore”, “La storia di Marinella”ecc, tutti brani propedeutici nel favorire le improvvisazioni anche con strumentazione informale, di cui la Pfm può ritenersi maestra. E’ stato un concerto raccontato dalle canzoni, pieno di ricordi, a partire dal periodo della Genova borghese in cui De Andrè aveva vissuto con la prima moglie e che nei testi delle sue canzoni aveva sempre rinnegato, avvicinandosi invece di straforo quando poteva alla Genova dei quartieri popolari dove viveva la gente umile e vera.

Nella seconda parte del Concerto i grandi successi della Pfm; a partire da “La luna nuova”, fino a “Fuori dal Cerchio”, quest’ultima metafora che li contraddistingue nell’ambito della storia della musica come gruppo rock al di fuori degli schemi, grandi musicisti meritevoli nel rappresentare egregiamente il rock in ambito internazionale, capaci ancora oggi di stupire e coinvolgere emotivamente il pubblico, trasformando un concerto in un avvenimento straordinario.

Allo spettacolo era presente il Sindaco di Bari Michele Emiliano che nel pomeriggio aveva consegnato nel foyer del Teatro Piccinni , le chiavi della città a Franz Di Cioccio (leader indiscusso del gruppo che nonostante l’ormai “veneranda età” ha dato grande prova di sé al pubblico pugliese, trascinandolo nelle emozioni più profonde che la musica riesce a dare), Patrick Djvas, Franco Mussida Lucio Fabbri e alle new entry Gianluca Tagliavini e al pugliese doc Piero Monterisi ”in segno di riconoscenza e apprezzamento per lo straordinario percorso artistico e musicale che ha segnato indelebilmente la storia del rock progressive italiano e internazionale”.

Maria Caravella

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